Commento
LAVORO SUBORDINATO

Le clausole di stabilità: durata minima nel rapporto di lavoro subordinato

di Simone Baghin | 30 Marzo 2026
Le clausole di stabilità: durata minima nel rapporto di lavoro subordinato

Nel corso degli ultimi anni, sempre più aziende ricorrono a clausole di natura contrattuale aventi la finalità di trattenere le risorse considerate strategiche e particolarmente attrattive nel mercato del lavoro.

Come valida alternativa rispetto al più conosciuto patto di non concorrenza, che ha la finalità di limitare la concorrenza post contrattuale del lavoratore, i patti di stabilità o di durata minima consentono di cristallizzare per un determinato periodo il rapporto di lavoro a tempo indeterminato andando in genere a prevede il riconoscimento di un corrispettivo economico a favore del lavoratore.

Non trovando regolamentazione nell’ambito della normativa, i patti di stabilità trovano la loro regolamentazione nell’ambito della contrattazione individuale, fermo restando che nella loro predisposizione sarà necessario considerare l’orientamento della giurisprudenza al fine della loro validità.

Rispetto al “classico” patto di non concorrenza, sono clausole che consentono di stabilizzare, per una o entrambe le parti, la durata del rapporto di lavoro per un determinato periodo di tempo.

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Sintesi elaborata da MySolution IA:
La Cassazione ha stabilito la legittimità delle clausole di stabilità, purché bilanciate e con corrispettivo. Esistono tre tipologie: a favore del dipendente, del datore di lavoro o reciproche. Il corrispettivo deve essere congruo e può essere economico o formativo.